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Meditare non meditando

come approfittare dei momenti di attesa durante la giornata per trasformarli in un’opportunità meditativa


Alzarsi la mattina e meditare per qualche minuto è un’ottima abitudine, fa vivere la nostra quotidianità in maniera più equilibrata, riduce lo stress e ci rende più proni all’azione e non alla reazione nelle sfide che andiamo a compiere ogni giorno.

E l’abitudine di farlo la mattina è che poi è fatta! Qualsiasi imprevisto può verificarsi durante la giornata e procrastinare a dopo, a più tardi, a prima dormire (pur rimanendo anche questa un’ottima abitudine), può far sì che alla fine siamo troppo stanchi o ce ne dimentichiamo e l’occasione è persa. Ci riproviamo domani e anche domani magari succede qualcosa.


Ma ammettiamo di non essere ancora meditatori esperti e che l’impresa ci sembra impossibile, perché allora non approfittare delle pause, dei tempi morti che si hanno durante la giornata per meditare? Ahimè siamo sicuri che quelli, bene o male, si presentano sempre.

Ovviamente quando meditiamo in posizione facile dedicandoci solo alla pratica meditativa chiudiamo gli occhi per ricercare meglio la nostra interiorità. Per questi momenti rubati all’attesa invece vi consiglio di tenere gli occhi aperti, a meno che non siate ad esempio a casa vostra temporeggiando prima di un impegno.

Vi consiglio di sperimentare queste due pratiche semplicissime.


Prima situazione: meditiamo mentre siamo in fila o in attesa.

Sono in fila e comincio ad innervosirmi. Invece di darla vinta allo stato emotivo, inizio io a volerlo controllare con il mio respiro. Inizio semplicemente ad osservare il mio respiro, a come sto respirando spostando quindi la mia attenzione dall’attesa esterna, dal contare il tempo che non passa mai, al mio stato interiore. Cerco di respirare in maniera lunga lenta e profonda, come si dice nello yoga. Inspirando bene gonfiando l’addome, facendo salire il respiro nella parte toracica ed infine nella parte clavicolare. L’espirazione invece parte dall’alto, scende verso il basso sgonfiando per ultimo bene l’addome. E continuo con questa osservazione. Sono sicura che quando sarà giunto il momento del vostro tutto allo sportello o alla cassa o alla fermata dove dovete scendere, vi dispiacerà abbandonare questa sensazione di benessere, di sospensione, di trance quasi.

Quando un problema non si risolve da solo, cambiamo noi il modo di affrontarlo: c’è la fila: non posso eliminarla, posso però cambiare come percepire e vivere l’attesa.


Seconda situazione: meditiamo mentre camminiamo.

Un altro esercizio che a me piace fare è meditare camminando, non per niente organizzo le uscite di Breathwalk :)

Quando possiamo è utile parcheggiare un po’ più lontano per darci un pretesto per camminare ed è già un modo intelligente per fare un po’ di esercizio fisico “non avendo il tempo di farlo in palestra”. Aggiungiamo così anche la meditazione, sempre perché pensiamo di non avere abbastanza tempo libero per meditare.

La tecnica che vi consiglio è questa: associo il respiro ai passi mentre cammino, inspiro in 4 tempi/segmenti con il naso abbinati a 4 passi, espiro in 4 segmenti e conto 4 passi. E via così. 4 respiri - 4 passi in inspirazione, 4 respiri - 4 passi in espirazione e assumo e mantengo questo ritmo.

Questo avrà un effetto energizzante immediato, ci centra e ci dona vitalità.

Giusto come inizio o anche in aggiunta a una meditazione più dedicata questo è un ottimo modo per appropriarsi del proprio benessere.

E poi ricordatevi che quando ci diciamo di non avere tempo c’è un detto yogico che dice:

lo yoga non prende tempo, lo yoga restituisce tempo.



Un libro che vi abbiamo già consigliato ma è davvero uno dei migliori per conoscere il nostro potere nel respiro è:

 Immagini: @pexels @unsplash

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